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Il fascino estremo dello skyrunning
di Carlo Brena

Tutta l'essenza della disciplina sta nel suo nome: skyrunning. Letteralmente, correndo nel cielo. I Latini avrebbero potuto ricordarci la locuzione Nomen omen: nel nome starebbe dunque racchiuso l'essere della persona, in questo caso della disciplina. Volando da una roccia all'altra, in alta quota, confondendosi tra i sentieri di alta montagna e le nuvole. Lo skyrunning sembra essere l'ultima moda (ma sarà il termine giusto?) dello sport estremo, un fenomeno tutto italico per nascita ma che in un decennio ha contagiato il resto del mondo. "Ventimila skyrunner nel 2006 hanno partecipato ad un centinaio di gare, quasi la metà organizzate in Italia" sottolinea con orgoglio Marino Giacometti presidente della Federation for Sport at Altitude "perché il nostro Paese è, e rimane, la patria dello skyrunning con ben 41 associazioni sportive e quasi 7 mila praticanti". Grandi numeri di una grande disciplina che però si potrebbe confondere con la corsa in montagna di competenza della FIDAL, la Federazione Italiana di Atletica Leggera: "No! Sarò brutale ma voglio essere efficace, gli skyrunner corrono sulla montagna, le gare Fidal girano intorno alla montagna". Non poteva essere più chiaro il Giacometti, uomo di montagna che ha fatto della corsa qualcosa di più di una passione: un'intuizione, la riflessione ed ecco classificata la nuova attività. Una lunghezza dei percorsi che vanno dalla skymarathon di 42 km, alla skyrace di 30 km, passando per il vertical kilometer dove si superano i 1000 metri di dislivello in 3 massimo 4 chilometri di percorso. E ancora: le gare di skyrunning sono tutto un altro mondo, anche sotto il profilo dei dislivelli (a volte vertiginosi) e la quota media, molto spesso sopra i 2000 metri. Non c'è dubbio alcuno che oggi lo skyrunning rappresenti la disciplina outdoor più "cool" di questo inizio millennio, con tassi di crescita che devono ancora esprimere tutto il potenziale della corsa nei cieli. In effetti il fenomeno ha da poco superato la fase embrionale, basti pensare che la prima gara venne organizzata 15 anni fa, con l'attacco al Monte Bianco da Courmayeur. Schierati al via cinque atleti, tra loro anche Giacometti. "All'inizio - racconta Marino - la corsa sulla verticale la facevano solo pochi alpinisti ansiosi di valicare il confine dell'umanamente possibile. Quindici anni fa le performance odierne erano impensabili: oggi nel Vertical Kilometer gli atleti salgono con velocità di 1700 m/h e scendono a 3000 m/h!". Ma bisognava allargare la base dei praticanti. Successivamente con la nascita della federazione si cercò di coinvolgere un pubblico più ampio, non solo di alpinisti, con gare e percorsi meno tecnici. "E la risposta fu straordinaria" ci ricorda il presidente della FSA "oggi mol ti skyrunner non sono alpinisti, alcuni sono scialpinisti o ciclisti, ma tanti sono maratoneti o podisti convinti dal piacere di correre in un ambiente suggestivo" e, aggiungiamo noi, in sicurezza, poiché in gara tutti, atleti elite o semplici amatori, possono contare sui punti ristoro e sul servizio di soccorso.

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2005 - 2006


MARIO POLETTI, IL SENTIERO DELLE OROBIE E' SUO!
Abbassato di oltre mezzora il precedente record che resisteva dal settembre 1982, detenuto da Rino Pasini. Il trentaseienne podista di Clusone percorre in solitaria il tracciato del Sentiero delle Orobie e ferma il cronometro dopo 8:52'31" tra il tripudio della folla che assiepava il Passo della Presolana.
Manuela Masera

La mattina del 7 agosto 2005 il nervosismo era palpabile e inusuale, qualcosa di più di quello ormai noto che precede lo start di una gara. La tensione? Un composito di ansia da competizione e preoccupazione per ciò che ci aspettava. O meglio, che lo aspettava. Si perchè al via di questa sfida solitaria c'era un solo atleta: Mario Poletti. Da tempo il bergamasco covava un sogno, molto personale, molto intimo: il record del Sentiero delle Orobie. O meglio, il nuovo record. La precedente miglior prestazione risale al 29 settembre del 1982 quando Rino Pasini, bergamasco di Gromo con la passione per la corsa in altura nei ritagli di tempo che il lavoro di muratore gli consentiva, corse l'intero sentiero in 9 ore e 25 minuti. "Fu un'impresa massacrante" racconta oggi lo skyrunner ante litteram "tanto che al termine trovai nei calzini sette unghie, e nemmeno me ne accorsi". Mario Poletti da sempre è stato affascinato dall'impresa di Rino, e da cinque anni ha trasformato il sogno di abbassare questo record in un progetto sempre più concreto, fino a fissare per la prima domenica di agosto la data per la prova. Il motore di questo tentativo è stato proprio una spinta interiore, la voglia di sfidare se stessi, di compiere un'impresa personale di un uomo che da sempre intende lo sport come fatica ma anche grande soddisfazione. Nella testa di Mario i progetti ovviamente non mancano: il tentativo di abbassare il record, infatti, è il primo passo di un disegno più grande che punta a valorizzare e far conoscere sempre di più lo storico Sentiero delle Orobie, uno splendido percorso in quota realizzato negli anni '50 grazie alla Sezione e Sottosezioni di Bergamo del Club Alpino Italiano, e che collega la Valle Seriana, la Valle Brembana e la Valle di Scalve. Il Sentiero delle Orobie ha una lunghezza di 84 chilometri circa per un dislivello totale in salita di poco meno di 5.000 metri e il tempo di percorrenza medio, secondo le indicazioni CAI, è, udite udite, di 29 ore da realizzarsi in sette tappe. L'associazione Promoeventi Sport, sodalizio che tra le tante iniziative della sua giovane storia ha portato due volte il Giro d'Italia in bergamasca, ha da subito appoggiato il progetto di Poletti, con l'obiettivo comune di organizzare una gara dall'ampio respiro internazionale. Ma torniamo a quel 7 agosto. Alle sei puntuali dal paese di Val Canale il buon Mario parte affiancato da una decina di amici che a turno lo assisteranno dandosi il cambio da rifugio a rifugio. Straordinari, in fatto di regolarità, i passaggi ai "posti tappa" del Sentiero delle Orobie: in meno di un'ora raggiunge il rifugio Laghi Gemelli, in poco più di due ore quello del Calvi, in 3:28' il passaggio al rifugio Brunone, in 4:32' il rifugio Coca, in 5:20' il rifugio Curò e in 7:36' l'ultima "casa alpina", il rifugio Albani, prima di affrontare la via ferrata del Passo della Porta e scendere successivamente al valico della Presolana, quando mancano solo 7 minuti alle 3 del pomeriggio. Al termine il cronometro del giudice si fermerà sullo straordinario tempo di 8:52'31" e finalmente Mario Poletti potrà dirsi detentore del nuovo record di percorrenza del Sentiero delle Orobie. Una folla calcistica lo attendeva all'arrivo della Presolana, tra cui numerosi amici e compagni di tanti allenamenti quali Migidio Bourifa e Daniele Caimmi, oltre allo scalatore hymalayano Simone Moro che ha visto in questa impresa un modo alternativo di vivere la montagna. Interessanti alcuni dati statistici che il cardiofrequenzimetro indossato da Poletti, ha memorizzato durante la prova: 148 battiti la frequenza media e un consumo stimato in 4763 calorie. Il computer da polso ha misurato anche la velocità ascensionale: un valore medio di 14 metri al minuto in salita (con una punta stratosferica di 64 mt/min) e di 25 metri al minuto in discesa (con il massimale a 164 mt/min). "Sono felice e soddisfatto" dichiarava all'arrivo il bergamasco "e per questo progetto che da anni coltivavo ma che si è concretizzato nelle ultime tre settimane, devo ringraziare quanti mi hanno aiutato, e sono davvero tanti". Lo avevano detto gli amici che una delle qualità di Mario Poletti, oltre alla resistenza fisica e alla tenacia, è la generosità, e anche domenica 7 agosto, al termine di una impresa straordinaria, le sue prime parole sono state di riconoscimento per quanti si sono prodigati nell'assisterlo. E non stati pochi gli enti e le associazioni che lo hanno supportato, a partire dal CAI di Bergamo, dal Soccorso Alpino (i cui volontari hanno presidiato il sentiero d'alta quota della Presolana) e la Promoeventi Sport che ha creduto da subito nell'iniziativa del fortissimo corridore del cielo. Ed è proprio Promoeventi, Sport, nelle parole del suo presidente che già dal pomeriggio di quella domenica estiva gettava le basi per un progetto futuro. "Dopo questa emozionante impresa di Mario" dichiarava Giovanni Bettineschi "siamo sempre più convinti che il Sentiero delle Orobie possa essere il palcoscenico di una competizione di alto livello, in grado di valorizzare il nostro comprensorio". Opinione condivisa anche da Paolo Valoti, presidente del CAI Bergamo: "Siamo stati vicini a Mario in questo tentativo di record andato a buon fine, e saremo vicini a coloro che vorranno valorizzare insieme a noi questa parte delle Alpi Orobiche". E così è stato. Oggi dopo due anni dall'impresa solitaria di Mario Poletti e la edizione numero "zero" della gara, vede finalmente la luce l'Orobie SkyRaid, che nasce già grande con l'assegnazione del titolo iridato per team.


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